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Programma Erna Ómarsdóttir e Damien Jalet: Ofætt Centrale Idroelettrica di Fies Sala Turbina 2 Durata 60 minuti Ideazione e creazione: Damien Jalet, Erna Ómarsdóttir, Gabriela Fridriksdottir e Raven; Coreografia e interpretazione: Erna Ómarsdóttir e Damien Jalet; Assistente alla coreografia: Alexandra Gilbert; Musica e suono: Tape Tum (Lieven e Benjamin Dousselaere); Produzione e distribuzione: Esther Welger-Barboza; Con il sostegno di: Association « Mischto » - Maud Cattiaux; Coproduzione: Théâtre National de Bretagne - Rennes, Tanzhaus nrw Düsseldorf, SW&G | sasha waltz & guests, Berlin; Ringraziamenti: Stefan e Rebekka, Karen Maria Jònsdòttir, The Icelandic Balletschool, Rosas/parts, Sidi Larbi Cherkaoui. "Ofætt" è il frutto di un processo creativo intuitivo tra quattro artisti: i danzatori e coreografi Erna Ómarsdóttir e Damien Jalet, lartista plastico Gabriela Fridriksdottir e il designer di moda Raven. E ispirato al concetto di « élan vital » introdotto dal filosofo francese Henri Bergson (1859-1941). Questo " impulso vitale" è il processo creativo e imprevedibile che organizza i corpi che attraversa. Attraverso la forza che penetra il materiale e introduce lindeterminabilità e la libertà. L "élan vital" spiega levoluzione della vita. "Ofætt" è in un certo modo un assolo per due corpi che esplorano la logica di evoluzione come la concepisce Bergson, un mondo in cui lumano non è ancora o non è più definito chiaramente, unode al caos e allarcaico che precede la civilizzazione. Esplorando temi come la nascita, listinto di sopravvivenza, il mutamento, la reversibilità sessuale, la morte... Damien Jalet e Erna Ómarsdóttir sviluppano qui una ricerca di movimento intuitiva e non accademica, combinando la voce e una forte fisicità. In collaborazione con il musicista Tape Tum, tratteggiano un paesaggio di suoni, movimenti e immagini, dando vita a una mitologia del tutto personale sullorigine dei tempi. Come se fossero fatti di creta, si trasformano di continuo e giocosamente con imprevedibili metamorfosi, cercando di tendere i propri corpi quanto più lontani dalla loro originaria forma umana e condizione. Questo spettacolo affonda nella materialità di cui siamo fatti per estrarne altre possibilità in cui lanimale, il vegetale, lumano, il maschile e il femminile si incontrino, si congiungano e si oppongano per dar nascita a una sorta di geografia dei nostri campi interiori ( ) Torna al programma |
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