Programma

Compagnia Abbondanza Bertoni: Prova d'assolo davanti al pubblico

Domenica 23 luglio, ore 21.00
Centrale Idroelettrica di Fies – Sala Turbina 1
Durata 30 minuti
Ingresso 5 euro - no gavial card

Di: Michele Abbondanza e Antonella Bertoni;
Con: Antonella Bertoni;
Luci: Lucio Diana;
Organizzazione e ufficio stampa: Luisa Costa e Chiara Bille;
Produzione: Compagnia Abbondanza/Bertoni;
Con il sostegno di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali - Dip. Spettacolo, Provincia Autonoma di Trento - Assessorato alla cultura, Comune di Rovereto - Assessorato alla Cultura;
Anno di creazione: 2006;

Usciamo dal quinquennale ciclo tragico del progetto Ho male all’altro. Si dissolve l’immagine finale di Polis (’05), ultima parte del trittico, con le figure sfinite, immolate sul terzo altare sacrificale. Dopo questa completa immersione nel dualismo-antagonismo maschile e femminile e nell’alterità, sentiamo la necessità di un’atmosfera silente, rarefatta e più intima: come se i riflettori dovessero girarsi (riposizionarsi) dall’esterno verso l’interno, dal fuori al dentro, dall’altro al “sé”.

Immaginiamo un corpo solo abbandonato in scena, seme di una nuova genía, testimone di una fine e capostipite-superstite di un nuovo mondo. Nelle sue esitazioni e immobilità porterà la sua utopia e questa darà senso al suo essere in vita, perché esigerà contro ogni evidenza che la vita abbia un senso. Inizio di un percorso in solitudine, di una nuova partenza, di un attraversamento.

In quel corpo tutti i corpi e la storia dell’umanità tutta: un corpo femminile, quindi, e siccome prima delle immagini muoiono le parole, la figura umana comparirà innanzitutto come forma, poi eventualmente come portatrice di parole e suoni, attraversante un tempo e uno spazio scenico. In questo suo essere aura e contorno, cercheremo di capire come l’anima si terrà e si intratterrà in quell’involucro profondissimo e come con i suoi strappi e silenzi sappia creare il mistero in quella materia che la imprigiona. Materia della stessa sostanza dell’universo (o “dei sogni”, come scriveva Shakespeare), così abilmente combinata, ma nella quale vorremmo riuscire ancora a percepire, ascoltando attentamente: il vento, il fiume, la montagna da cui ha avuto origine; i parti che l’hanno generata e che genererà; le pietre nelle ossa, il sale e il ferro sciolto nelle sue vene. Una forma che, se agitata da profonda passione, potrà trasformarsi, trasformare la sostanza che contiene in ciò che vi è di più diverso e più lontano da lei.

Michele Abbondanza

http://www.abbondanzabertoni.it/


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