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Sonia Brunelli "Doma"
Intervista a Sonia Brunelli
Se cè un artista capace di vestire alla perfezione il tema scelto per ledizione 2006 del festival Drodesera, questa è Sonia Brunelli, la coroginnasta della Stoa, scuola di movimento della Societas Raffaello Sanzio. E prima ancora che dai suoi spettacoli, o meglio dalle sue azioni sceniche, e quindi dalla sua arte, lo si capisce dalla sua persona, rintracciata in sella a una bicicletta lungo le colline forlivesi in un caldo pomeriggio di luglio, quando anche il più cordiale dei romagnoli rinuncerebbe alla rinomata bonomia per mandare a quel paese uno sconosciuto che incomincia a fare domande. Sonia invece ti risponde con un ciao tanto energetico da farti dubitare della forza propulsiva sfruttata dalla ragazza per muovere la bicicletta: pedala con la voce pensi, mentre te la immagini in sella alla mountain bike che a poco a poco decolla da terra e sfiora le chiome degli alberi, come nella famosa scena del film di fantascienza che ai coetanei di Sonia (1976) ha fatto scoprire il cinema.
Ancora è troppo presto ci rassicura scherzando- aspettate almeno il mio prossimo lavoro, lì probabilmente, se tutto continua ad evolversi come è successo finora nelle mie azioni, troverò il modo di mettere le ali.
Per volare dove?
Non aspettatevi una risposta precisa. Sonia Brunelli non ce lha: è ancora in un quella fase acerba della ricerca artistica in cui corpo e anima soggiacciono agli slanci del talento, senza la possibilità, ancora, di controllarlo totalmente. E proprio questo la annovera di diritto tra gli adolescenti.
Ci sono notti che proprio non dormo, per il mio continuo interrogarmi: capire cosa sto facendo e poi spiegarlo, esprimerlo. In qualche modo inquadrarlo ma non in quello che già cè, ma in qualcosa che ancora deve venire.
E intanto, fragile, lei agisce, produce: prima di tutto perché non può farne a meno, e poi perché in ogni nuova creazione trova i presupposti per la prossima:
Nel mio primo lavoro, Encefalo (2004 ), rimanevo immobile per 15 minuti sulla sedia con le mani sulle ginocchia, su un piano bidimensionale perché non facevo movimenti nello spazio. In Umo (2005) (secondo premio lanno scorso al Premio Internazionale della Performance) la scelta è stata invece quella di muoversi solo in senso orizzontale, senza inserire la componente della verticalità: la figura era sdraiata al suolo per venti minuti e si muoveva su tutta la superficie del palco in modo circolare. In Doma, lultimo spettacolo preparato durante la residenza alla centrale di Fies in maggio, ho inserito sia la componente del movimento al suolo, che quella della verticalità.
Di questo passo, come continuano a ripeterle i suoi collaboratori, nei prossimi tentativi riuscirà sicuramente a volare.
Se sola in mezzo al palco come è accaduto per i tre lavori fin qui realizzati, o in compagnia di altri attori, è ancora un mistero,
nel nuovo lavoro che sto preparando in effetti cambierà qualcosa, addirittura penso che resterò fuori io dalla scena, come occhio esterno: anche se non è facile, ho notato che faccio ancora fatica; daltronde, quando sei abituato a stare totalmente dentro per trenta minuti
.
Non lo è nemmeno, fra laltro, trovare chi riesca a giocare con lo spazio disegnando col corpo delle linee perfette come sa fare Sonia (grazie ad una particolare preparazione atletica) che non per niente è una coroginnasta, cioè
un atleta in grado di guidare in modo corale un allenamento fisico di particolari esercizi ginnici, allinterno di una scuola come la Stoa di Cesena, scuola di movimento, di danza e filosofia, dove vengono letti testi scelti legati al tempo e al movimento del corpo. Sonia Brunelli vi è approdata partendo dalla ginnastica artistica, passando per gli studi di scenografia, mentre il suo particolare linguaggio artistico, fatto di scomposizioni della corporeità e fughe prospettiche, prendeva vita a poco a poco, frutto di varie ispirazioni.
in particolare la storia dellarte, visto che i miei lavori, Doma soprattutto, partono dalla trasformazione del corpo, caratteristica che ben si sposa con il tema delladolescenza (intesa come metamorfosi, passaggio, trasformazione), scelto questanno per il festival.
Doma è uno spettacolo nato da una prima esigenza: quello di andare alla ricerca del tratto animale, creando una sorta di enciclopedia dei movimenti, e focalizzando il movimento sugli arti superiori e inferiori. Per dar vita a questa azione mi sono chiesta cosa cè in comune tra uomini e animali: carne, nervi, scheletro. Alla fine, dopo un lungo lavoro, sono riuscita a sintetizzare delle forme che mi soddisfano. Racchiuse in una serie di figure che si succedono nellarco di una mezzora grazie ad alcuni punti di riferimento, delle vere e proprie combinazioni di coordinate, piani, angoli, disegni che lartista usa come spartiti musicali su cui leggere una particolarissima melodia.
Ma nel futuro di Sonia Brunelli non ci sono solo nuove azioni , anzi:
Prima di tutto ho intenzione di fondare una scuola nomade di movimento, fra laltro dedicata proprio agli adolescenti: una realtà non radicata in una sola città ma capace di svilupparsi in luoghi diversi. Cominciando, per esempio, da Siracusa e risalendo via via verso nord tra una residenza e laltra (magari toccando anche Dro).
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