Presentazione

Drodesera > centrale fies
Ancoremigranti

“Getta l’ancora in un luogo qualsiasi:
non toccherai il fondo,
se la tua anima è un mare profondo e senza limiti
e non uno stagno”.
Così disse l’Uomo di Natura.
E poi aggiunse:
“Vedi, la mia ancora è sempre in movimento,
solca il fondo ma non si blocca.
Io vivo per la salute umana e il progresso.
E combatto per trascinare l’ancora
In quella direzione”

Jack London

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Che cosa diremo a quelli che nascono ora? Che scuse troviamo per questo disastro umano?
Le abissali domande del Teatro della Valdoca che aprirono Drodesera 2004 sono di nuovo qui, in attesa di risposte. Il mondo, oggi come e più di un anno fa, deve essere cambiato. C'è bisogno di un messaggio differente, di un progetto alternativo (o forse del profetico s-progetto di Carmelo Bene) tanto alla lucida concretezza del consumismo globale quanto agli oscuri risvegli degli integralismi religiosi, ecumenici solo nel desiderio di mortificare corpi e pensieri. C'è bisogno, insomma, di liberarsi dall'imperio degli hamburqa: tra McDonald’s e i Talebani, tra il Pastore Tedesco e il Cavaliere Italico, riprovare a deviare il futuro oltre l'omologazione pianificata dai finti opposti.
Questa è, o perlomeno dovrebbe essere, la funzione dell'arte e della cultura nel Terzo Millennio. Defunta la politica, mero strumento di gestione del potere, quel "qualcosa da dire" ai nascenti può venire da qui; qui può trovarsi se non una scusa, almeno un tentativo di riparazione al disastro umano.
Come? Negli ultimi trent'anni (e forse non a caso trent'anni fa spegnevano la voce di Pier Paolo Pasolini) si è praticata la via della resistenza individuale. La si potrà archiviare come la stagione del riflusso, certo. Ma è pur vero che proprio lì, in quegli sparuti e solitari atti di rifiuto, restò accesa la fiammella che impedì alla società dello spettacolo di completare la sua opera di cremazione culturale.
Così oggi dall’immenso tappeto di ceneri la fiammella può rialzare il capo, la resistenza mutarsi in costruzione. Le isole sopravvissute al diluvio si lanciano segnali, salpano le ancore e tessono arcipelaghi. Comincia, forse, la rivoluzione dei luoghi, l’autentica grande speranza in quest’alba di Terzo Millennio.
I luoghi, le sempre più numerose case della creazione e dell’ospitalità che sorgono o si consolidano in tutta Europa e – per una volta – anche in Italia. Centri di elaborazione di nuove forme e di nuovi contenuti, ma soprattutto case dalla forte identità che sanno aprirsi all’ascolto e alla contaminazione. Luoghi nei quali, finalmente, il padrone di casa ha più a cuore il proprio compito che il proprio nome, aree di servizio e non scintillanti forni crematori per le energie vaganti.
La Centrale Fies è una di queste case. E Drodesera taglia il traguardo dei venticinque anni non autocelebrando il proprio passato e il proprio presente ma gettando semi d’idee per il futuro.
Drodesera > Centrale Fies 2005 accoglie alcune delle più importanti realtà del teatro e della danza, aprendo con ciascuna di esse un dialogo che va molto al di là del mero consumo festivaliero di spettacoli. Attiva uno scambio dalle prospettive fertilissime con altre case creative (Cango, L’animal a l’esquena, il Festival delle Colline Torinesi), fornisce carburante a straordinarie energie migranti (Emma Dante, Valdoca, Teatrino Clandestino), si confronta senza timori con il gigante Raffaello Sanzio, avvia un inedito e innovativo progetto fra teatro e cinema con Marco Muller e decine di artisti italiani.
Drodesera > Centrale Fies 2005 combatte in prima linea la rivoluzione dei luoghi, cominciando la necessaria cucitura di una fragile rete fra ancore migranti.
L’importanza di questa rivoluzione emerge nitida dalle conversazioni con gli artisti che si possono leggere in queste pagine. Una rivoluzione dal doppio movimento – propulsivo per la crescita interna di chi fa arte e al tempo stesso atto culturale (e politico) fortissimo proiettato verso l’esterno.
Il tempo di resistere forse è finito davvero. Forse è davvero il tempo di provare a (s)progettare il futuro oltre i progetti dei signori degli hamburqa. Er trovare qualcosa da dire a quelli che nascono ora.

Emilio Guariglia